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Per la prima volta dopo anni di flessione, la popolazione complessiva della Liguria — la regione con l’indice di vecchiaia più alto d’Italia — registra una lieve ripresa. A compensare il saldo naturale negativo (-13 mila persone) è stato un saldo migratorio ampiamente positivo (+15 mila), come evidenziato dal Dossier Statistico Immigrazione 2026 curato dal Centro Studi e Ricerche IDOS.

Dalla rilevazione emerge un ritmo di crescita della popolazione straniera superiore alla media nazionale: +5,6% nell’ultimo anno, contro il +3,5% registrato nel Nord-Ovest e nel resto del Paese. Gli stranieri residenti in regione sono oltre 172 mila, pari all’11,4% del totale degli abitanti. Più della metà della presenza straniera (il 53%) si concentra nella città metropolitana di Genova, seguita dalle province di Imperia, Savona e La Spezia. Pur rimanendo più che doppia rispetto a quella italiana, anche tra la popolazione immigrata si osserva un progressivo calo della natalità, passata da 14 a 11 nati ogni mille residenti nell’arco di un decennio.

Sul fronte delle nazionalità, le comunità più rappresentate rimangono quella albanese (oltre 21 mila residenti, +3,1%), romena (19.771, -4,3%), marocchina (15.538, +3,1%) ed ecuadoriana (13.623, +0,3%). I dati mostrano tuttavia un incremento significativo per le comunità bangladese (+13,3%), ucraina (+11,5%), egiziana (+17,8%), tunisina (+16,3%) e peruviana (+16,2%). Dal punto di vista occupazionale, si riduce la quota di impiego in mansioni non qualificate (scesa al 17,6%), pur rimanendo limitata all’11,9% la percentuale di occupati in professioni ad alta qualifica (contro il 38,9% registrato tra i lavoratori italiani).

Rilevanti infine i dati relativi all’istruzione: negli ultimi dieci anni la presenza di studenti di cittadinanza non italiana nelle scuole liguri è cresciuta del 33%, arrivando a rappresentare il 17,4% della popolazione scolastica complessiva (a fronte dell’11,9% media nazionale). Di questi, il 58,3% è nato in Italia, con una percentuale in aumento di iscritti ai percorsi liceali (+4,8%). Nel commentare le rilevazioni, l’assessora regionale al Welfare Cristina Lodi ha sottolineato la necessità di concentrare l’azione istituzionale sul contrasto alla povertà educativa e lavorativa, attraverso interventi di rete tra enti locali e terzo settore.

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