Il rapporto fra la musica e la letteratura è sempre esistito, sin dall’antica Grecia.
Il romanticismo tedesco, tuttavia, lo ha affrontato anche da angolazioni nuove con il Lied (la grande stagione da Schubert in avanti) e con le musiche di scena che a partire da Beethoven hanno affascinato molti artisti, attratti più dal teatro di prosa che dall’opera.
Fra questi, Schumann e Mendelssohn, protagonisti del concerto che ieri sera la sinfonica ha proposto al Teatro Carlo Felice di Genova con la direzione di Donato Renzetti, reduce dalla faticaccia del ‘Tristan und Isolde’, due recite nei giorni precedenti per circa 10 ore sul podio, altre due recite questa sera e domenica.
Fine letterato oltre che compositore, Schumann vanta tra i suoi capolavori le musiche di scena per il ‘Manfred’ di Byron.
Il dramma ‘Manfred’ che esplora il tormento interiore e l’individualismo dell’eroe, non poteva non ispirare l’artista tedesco il cui mondo musicale è continuamente illuminato e alimentato da passioni e umori romantici. Della complessa partitura articolata in una Ouverture e quindici numeri, Renzetti ha proposto la sola Ouverture che ben rende le atmosfere tese del lavoro di Byron. Ormai di casa al Carlo Felice, Renzetti ha instaurato con l’orchestra genovese un rapporto alquanto stretto e lo si è avvertito anche ieri: una lettura convincente per la ricchezza dei colori e per l’eleganza espositiva.
Eleganza emersa anche nella successiva esecuzione, le musiche di scena da ‘Sogno di una notte di mezza estate’ di Shakespeare di Mendelssohn. Renzetti ha eseguito l’intera partitura composta da dieci numeri che illustrano musicalmente altrettanti momenti della splendida commedia inglese. L’Ouverture è famosissima e il suo trillare delicato ci porta immediatamente nel mondo fiabesco di Shakespeare. Il Notturno è di estrema delicatezza. La ‘Marcia nuziale’ è certamente il brano più celebre, ma va sottolineato soprattutto il finale che nel riprendere elementi della Marcia e dell’Ouverture conferisce all’intera opera una compattezza unica. L’interpretazione offerta da Renzetti è risultata estremamente godibile per la pienezza degli slanci lirici, l’equilibrio fra le sezioni orchestrali, il rapporto con la massa corale. Bene l’orchestra e il coro preparato con il consueto rigore da Claudio Marino Moretti, bene le due soliste, il soprano Ilaria Vanacore e il mezzosoprano Valeria Tornatore.
Applausi finali calorosissimi.
Ansa







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