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Le verifiche tecniche “non spettavano alle divisioni del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ma toccava agli organi territoriali di Aspi farlo”, dal momento che al ministero spettava solo una vigilanza “amministrativa e una verifica sul rispetto del contratto da parte di Autostrade per l’Italia”.

E’ quanto detto, in sintesi, dalla difesa di Michele Franzese, all’epoca dirigente alla Direzione generale per la vigilanza sulle concessioni autostradali al Mit, e di Bruno Santoro, dirigente alla Direzione generale per il controllo sulle concessioni autostradali sempre al ministero.

Per il primo i pm Walter Cotugno e Marco Airoldi hanno chiesto la condanna a quattro anni e sei mesi, per il secondo tre anni. Secondo i difensori, “non c’era un obbligo di fare le verifiche su un pericolo per la sicurezza”.
Santoro, come sottolineato dai legali Stefano Pellegrini, Federica D’Angelo e Vincenzo Comi, “ha ricoperto l’incarico per i soli 144 giorni che hanno preceduto il crollo. Come si fa ad addebitargli delle responsabilità dopo avere preso in esame trent’anni di manutenzioni del Morandi? A lui, in quel breve lasso di tempo, non è arrivato mai nessun atto che gli avrebbe permesso di apprendere delle eventuali omissioni”. In ogni caso, ha detto l’avvocato Gianfranco Mallardo per Franzese, “la sorveglianza delle opere è una cosa diversa dalla vigilanza e non spetta al concedente ma al concessionario il cui compito è mantenere il bene che poi deve essere riconsegnato allo Stato”.

Ansa

admin

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